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Museo Archeologico di Fara in Sabina

La storia dell’abitato Cures

Cures era il centro che la tradizione romana ricordava come la capitale  dell’intera Sabina, citato dagli storici romani soprattutto per aver dato i natali a Numa Pompilio e ad Anco Marzio, secondo e quarto re di Roma.
La storia della sua fondazione, giunta a noi grazie a Dionigi di Alicarnasso narra del principe reatino Modio Fabidio che qui si stabilì in seguito a una migrazione sacra.

Resti della città di Cures

Situato lungo la valle del torrente Corese nei pressi di Talocci (oggi comune di Fara Sabina) l’insediamento occupava nella fase protourbana una superficie di circa 30 ettari distribuiti su tre colli, prospicienti la valle del Tevere e dominanti il suo corso, secondo un  modello insediativo ampiamente attestato per la Sabina Tiberina.
I materiali di rinvenuti nel corso degli scavi illustrano lo sviluppo del centro nella fase di fondazione (seconda metà dell’VIII secolo a.C.) e il suo passaggio verso una dimensione urbana nell’orientalizzante. La rilevanza di Cures dal punto di vista archeologico risiede nel fatto di essere l’unico centro abitato fino ad oggi indagato: l’individuazione e l’esplorazione di questa area occupata dalla fine del IX  secolo a.C. da capanne, mentre nel VI sorgeranno edifici più complessi con tetti in tegole.  Il recupero di una considerevole quantità di reperti, ha costituito la base per allargare lo sguardo su tutta l’area della Sabina Tiberina fornendo un quadro abbastanza completo della cultura materiale, del sistema economico, produttivo e di scambio dell’insediamento sabino nelle fasi più antiche.  In età romana la sommità del colle venne abbandonata ed utilizzata a partire dal IV secolo d.C. come  necropoli.

   La citta' di Cures

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