La capanna della fine dell’età del Ferro,seconda metà dell’VIII secolo a.C., rappresenta il ritrovamento archeologico più significativo finora effettuato nell’area della città. La struttura ovale, costruita con pali in legno e frasche cementate con argilla cruda e pavimento in pietrisco e terra battuta, era suddivisa in due zone: quella più interna conteneva un forno per la cottura degli alimenti e la tostatura dei cereali effettuata per migliorarne la conservazione, secondo una tradizione sabina ricordata dai romani; all’interno della capanna era presente anche un telaio per la tessitura. Straordinaria la quantità dei vasi e soprattutto la qualità dei manufatti: vasellame elegante per il banchetto, decorato con figure stilizzate e simboliche di colore rosso su fondo bianco. Vasi da mensa e da cucina come lo straordinario fornello quasi integro, una batteria completa di pentole per cuocere i cibi ma anche fuseruole e pesi da telaio. La posizione preminente della struttura e la ricchezza dei materiali fanno supporre che il proprietario appartenesse alla classe aristocratica.
La capanna fu distrutta da un incendio, forse generato proprio dal forno, e non più ricostruita. In epoca romana l’area venne adibita a necropoli, circa 1000 anni dopo il suo abbandono.



