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Museo Archeologico di Fara in Sabina

Il Ratto delle Sabine

La leggenda
Appena fondata Roma, Romolo si rivolse alle popolazioni vicine per stringere alleanze e ottenere delle donne per dare prole alla nuova città, al fine di espanderla e fortificarla. Al rifiuto dei vicini rispose con l’astuzia, organizzando una grande festa al quale accorsero in molti, attratti dall’evento e spinti dalla curiosità di vedere la nuova città.
Nel pieno dei festeggiamenti, a un segnale convenuto, i Romani, armati, rapirono le giovani Sabine mettendo in fuga i loro uomini. Questi, tornati nelle loro terre e armatisi, marciarono verso Roma guidati da Tito Tazio – re della tribù sabina dei Curiti (di Cures)- con l’intento di riprendersi le donne e vendicare l’affronto subito.
Grazie al tradimento di Tarpea, una giovane fanciulla romana, i Sabini riuscirono a penetrare nella città fortificata. Alla vista della sanguinosa battaglia le donne sabine – affezionate ormai ai loro padri quanto ai loro sposi romani – intervennero per ottenere un armistizio e grazie alla loro intercessione la  vicenda si concluse pacificamente: Romolo e Tito Tazio regnarono in comune sulla città (la diarchia) e i Sabini si fusero con i Romani in un unico popolo.
Tito Tazio e i Sabini al suo seguito si insediarono sul Quirinale, che prende il nome proprio dalla sua città di origine (Cures).

Questa vicenda è fondamentale nella tradizione storiografica, sia per spiegare la natura composita latino-sabina del popolo romano, sia per trovare un precedente mitico della gestione collegiale del potere tipica dei consoli d’età repubblicana.

Il ratto delle Sabine | di Jean Luis David

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