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Museo Archeologico di Fara in Sabina

Nuova sala espositiva del Museo Archeologico di Fara Sabina, dedicata alla Tomba 36 della Necropoli Sabina di Colle del Forno – Eretum

L’allestimento di questa sala del Museo Archeologico di Fara in Sabina è stato promosso dal Sistema Museale Regionale della Valle del Tevere (VA.TE.) e dal Comune di Fara in Sabina (Rieti).

La direzione scientifica del progetto è stata curata dall’ Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico (ISCIMA) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), che ha condotto gli scavi della necropoli, e dalla Direzione del Museo Civico Archeologico di Fara in Sabina. La sala è stata inaugurata il 7 novembre 2009.

La Tomba 36 rappresenta il più importante ritrovamento archeologico avvenuto in Sabina nell’ultimo decennio. La straordinaria struttura è lunga complessivamente 37 metri e si articola lungo un corridoio di 28 metri e tre camere. Nella camera principale il defunto, incinerato, era deposto in una cassa lignea sistemata in un loculo sulla parete di fondo. Nella cella centrale si trovava un notevole Trono in terracotta realizzato su imitazione dei troni etruschi in bronzo. Nelle due celle laterali si trovava il corredo: quattro calderoni di bronzo di pregevole fattura e grande diametro e vasellame fittile.

I calderoni, come il trono, erano considerati oggetti di prestigio che testimoniavano l’alto rango sociale del proprietario. L’eccezionalità della scoperta riguarda, oltre che la spettacolarità e la ricchezza della sepoltura, anche l’epoca cui risale: la seconda metà del VI secolo a. C., quando era venuta meno la consuetudine di porre corredi nelle tombe.

La presenza di simboli regali dimostra il ruolo di Eretum nel panorama politico del tempo: la città sabina, infatti, non era stata ancora conquistata dai Romani a differenza di Custumerium o Fidene e rimase indipendente fino al IV secolo a. C.

La Sala:

La sala è stata allestita con 2 grandi pareti scenografiche nelle quali sono state collocate altrettante teche in cristallo. La prima  teca, il cui piano è occupato per intero da una fotografia 1:1 del contesto in cui gli oggetti esposti sono stati ritrovati, contiene gli oggetti più vicini alla sepoltura vera e propria. Nell’altra è stato alloggiato uno dei calderoni in bronzo facente parte del corredo funerario . Al centro della sala una teca  accoglie il “Trono”. Una vetrina  di grandi dimensioni contiene il resto dei reperti.
Nella sala espositiva è stato montato un sistema di multiproiezione.  Sulla parete destra viene proiettato un filmato in cui si analizzano i dettagli della Tomba 36, del suo contenuto e del contesto storico in cui questa è inserita. Sulla parete sinistra il contributo video, oltre a proporre ulteriori informazioni riguardo gli oggetti esposti e la collocazione geografica del sito archeologico, mette in evidenza la qualità formale dei ritrovamenti.

L’intenzione dei progettisti è stata quella di raccontare le opere esposte in quanto straordinarie testimonianze dell’attività umana, cercando di fornire ai visitatori gli strumenti che gli consentano di comprenderne i significati.
Ricreare una comunicazione che esisteva e che si è interrotta con gli oggetti che hanno accompagnato la vita dei nostri antenati, cercando di rendere parlante ciò che oggi può apparire muto.
Condividere una esperienza che, originata dall’ autore del manufatto utilizzando le proprie conoscenze tecniche e la propria creatività e arricchita da chi con quell’ oggetto ha condiviso una parte della sua vita, arrivi al visitatore nella sua complessità e nella sua essenza.

Committente:
Sistema museale regionale della Valle del Tevere (VA.TE.)
Comune di Fara in Sabina (RI)
Direzione scientifica:
Enrico Benelli (CNR-ISCIMA)
Maria Luisa Agneni (Museo di Fara in Sabina)
Progetto:
STEP srl
Gianfranco Lucchino e Alessandro Vittori
Filmati:
Stefano Scialotti – Dinamo Italia
Grafica:
KGfree.com
Giampaola Marongiu

Immagini del Progetto:

Il cursore diretto sulle immagini visualizzerà le didascalie; cliccare sulle stesse per ingrandire.

Immagini dell’Allestimento:

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Questo allestimento ha partecipato alla Call Internazionale per Architetture Costruite. “Progettare l’Archeologia, Designing Archaeology”. Il lavoro è stato selezionato ed esposto insieme agli altri progetti in concorso alla mostra allestita per l’occasione presso la Casa dell’architettura a Roma. L’evento è stato curato dall’Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le attività Culturali, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, i Comuni di Roma e Tivoli, ed in partnership con il Politecnico di Milano, il Pantheon Institute di Roma e FIABA – Fondo Italiano Abbattimento Barriere Architettoniche. La giuria, presieduta da Angelo Torricelli e composta da Francesco Dal Co, Amedeo Schiattarella, Luca Basso Peressut, Romolo Martemucci, Lucio Altarelli, Luigi Spinelli e Pier Federico Caliari, ha stabilito di assegnare il premio alla carriera al celebre architetto spagnolo Rafael Moneo Vallès, autore in particolare della realizzazione del Museo di Arte Romana di Merida (Spagna, 1980_1985) e l’architetto portoghese João Luís Carrilho Da Graça, per la musealizzazione del sito archeologico di Praça Nova del Castello di São Jorge a Lisbona, realizzata nel 2008.

Progetto Step per Call Internazionale per Architetture Costruite. “Progettare l’Archeologia_Designing Archaeology:
Scarica e visiona il progetto

Info:
www.premiopiranesi.net

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