Tomba XI
In questo senso il ritrovamento più importante è senz’altro costituito dalla cosiddetta Tomba XI (inquadrabile alla fine del VII secolo a.C.) il cui ricco e prezioso corredo è da riferirsi alla sepoltura di un personaggio di rilievo, probabilmente un principe. Ritrovata nel corso della campagna di scavo del 1972 la tomba è stata purtroppo sconvolta da un intervento clandestino che ha recato gravi danni all’architettura e ha portato alla dispersione del corredo, i cui nuclei principali sono attualmente divisi tra la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen e il Museo Archeologico di Fara in Sabina.
Il pettorale in lamina d’oro con ornati orientalizzanti indosso al defunto, i numerosi oggetti e vasi in bronzo e ceramica – cioè l’armamentario del banchetto che ritroviamo sia ambito greco che etrusco – sottolineano la posizione eminente e l’appartenenza del deposto alla classe aristocratica (v. tombe di Cerveteri). Non solo: la presenza di un calesse rivestito di lamine in bronzo decorate a sbalzo con bardature per i cavalli anch’esse decorate, ha confermato questa ipotesi e ha portato alla revisione del luogo comune circa la povertà di costumi dei sabini.

Il calesse. Inizialmente, grazie a una lunga ricerca nelle collezioni di musei stranieri mirata a identificare i materiali trafugati dalla tomba XI e immessi nel mercato antiquario, si è giunti a ricomporre nel suo complesso l’originario contenuto della tomba principesca. In seguito, il riesame dei dati di scavo, lo studio filologico dei minuti frammenti in ferro, di cui alcuni spettanti a parti di cerchioni di ruote e a morsi equini, e una lunga opera di restauro hanno consentito di riconoscere la presenza nella tomba di due veicoli, un calesse e un cocchio, deposti l’uno a sinistra e l’altro a destra della camera sepolcrale.
Alla decorazione del calesse appartengono gli splendidi rivestimenti in bronzo conservati nella Ny Carlsberg Glyptothek di Copenhagen.
Le parti lignee della struttura portante del calesse sono andate perdute, come accade alla maggioranza dei manufatti composti di materia organica. Per la ricostruzione dei meccanismi del traino ci aiuta il rinvenimento di alcune attrezzature metalliche. Riguardo alla cassa, grazie alla ricomposizione delle lamine decorative in bronzo del rivestimento, in origine foderato di pelle, sappiamo che il sedile del nostro calesse era collocato al centro e che il telaio era lungo almeno 130 cm. L’abitacolo era dunque bilanciato sull’asse, con una sporgenza di circa 15 cm davanti e dietro rispetto al diametro delle ruote, ricostruito intorno a 100 cm. Al contrario del cocchio, al calesse non era richiesta l’abilitazione a un’andatura veloce. La differenza è nel sistema asse-mozzi delle ruote: in un cocchio l’asse era fissato sotto al pianale e i mozzi giravano nei suoi bracci cilindrici; in un calesse era l’asse che girava insieme alle ruote, i cui mozzi, una volta inseriti nei bracci quadrangolari, rimanevano fissi.
Il gruppo delle lamine di bronzo, decorate con figure a sbalzo, ha ritrovato l’originale funzionalità attraverso lo studio comparato dei materiali recuperati dallo scavo e di quelli acquisiti dalla Ny Carlsberg Glyptotek. E’ stato infatti accertato che la serie di lamine rettangolari e quadrangolari costituisce la decorazione del calesse e che a questa si affianca la ricca bardatura dei cavalli. Sulle lamine la decorazione è stata realizzata con la tecnica a sbalzo e a cesello e si organizza in una serie di formelle sovrapposte o in fregi continui dove, circondati da una cornice a treccia, campeggiano animali reali o fantastici rappresentati in atto di procedere. Stilisticamente il gruppo dei bronzi rappresenta una delle più raffinate realizzazioni delle manifestazioni artistiche della fase finale dell’orientalizzante. Questo stile è caratterizzato da un modulo decorativo che moltiplica i fregi decorativi e i riempitivi floreali, avvolgendo le figure dei fregi narrativi e animalistici in una trama di movenze flessuose di grande effetto coloristico.




9 giugno, 2010 at 18:12
Ogni anno a Vacone organiziamo la “Sacra Vacunae” una rappresentazione sulla civiltà sabina. A valle del paese sorgono i resti di una villa sabino-romana, attribuibile, come quella poco distante di Cottanello, ad una famiglia sabina. Ci farebbe piacere avere nozioni più approfondite in tema per rendere più credibile la rappresentazione.
Grazie