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Numa Pompilio

Il più famoso re sabino, genero di Tito Tazio, la cui storia è tramandata da Tito Livio e Plutarco che ne scrisse anche una biografia,  regnò tra il 715 ed il 670 a.C. succedendo come re di Roma a Romolo. Numa Pompilio aveva fama di uomo saggio ed esperto conoscitore delle leggi divine, da cui gli derivò l’appellativo di Pius,  acconsentendo alla propria incoronazione solo dopo che furono presi gli auspici degli dei, che gli si dimostrarono favorevoli; Numa fu quindi eletto re per acclamazione da parte del popolo dopo che il sacerdote (augure) lo ebbe consacrato con il lituo.

Il regno fu caratterizzato da un lungo periodo di pace che permise a Numa di apportare  una serie di riforme tese a consolidare le istituzioni della nuova città, prime tra tutte quelle religiose. Riformò il calendario, indicando tra l’altro i giorni fasti e quelli infausti durante i quali non poteva essere presa nessuna decisione pubblica.

Vita di Numa | Sintesi da Plutarco – 46 – 127 d.c.

La biografia di Numa Pompilio si apre con un’ipoteca sulla chiarezza e sull’attendibilità delle fonti.
Gli antichi registri cronologici romani, secondo Plutarco, erano forse andati dispersi in occasione del sacco di Roma ad opera dei Galli (390 a.c.) e sostituiti con falsi che compiacevano le famiglie più potenti attestandone illustri genealogie.
Anche sulla tradizione di Numa Pompilio discepolo di Pitagora, Plutarco avanza obiezioni di natura cronologica.
Più probabile che ci si riferisse ad un altro Pitagora, uno spartano, il che spiegherebbe certe analogie fra i costumi romani e quelli spartani, d’altro canto anche i Sabini, ai quali Numa apparteneva, si dicevano di origine spartana.

Roma era stata fondata da 37 anni quando Romolo scomparve in una nuvola prodigiosa. Si aprì subito una discordia fra Latini e Sabini per la scelta del nuovo re. Nella circostanza il governo fu affidato a rotazione (sei ore di giorno e sei ore di notte) a ciascuno di 150 patrizi.
Il computo dei patrizi non è esatto, in genere si parla di 100 senatori istituiti da Romolo e di altri cento scelti tra i Sabini entrati a Roma con Tito Tazio. L’interregno, secondo gran parte degli autori, durò circa un anno.
Infine le due parti (Romani e Sabini) per trovare un re, si accordarono che ciascuna parte ne proponesse uno appartenente all’altra. I Romani scelsero per primi ed indicarono Numa Pompilio, la cui fama di saggezza era tale che i Sabini accettarono senz’altro la scelta. Numa non viveva a Roma e furono invitati messi per invitarlo ad accettare il regno. Numa era nato a Cures, nel giorno della fondazione di Roma, figlio di Pompone, era il più giovane di quattro fratelli. Fu educato alla filosofia ed alla ragione, condusse vita morigerata e fu estremamente pio. Aveva sposato Tazia, figlia unica di Tito Tazio, ma non si era voluto trasferire a Roma per rimanere accanto al padre anziano. Tazia era morta dopo dodici anni di matrimonio.

Quando fu chiamato al regno Numa amava vivere in campagna, frequentando boschi sacri e luoghi di devozione. In questi boschi la leggenda vuole che incontrasse la ninfa Egeria che si innamorò di lui e divenne sua sposa. Plutarco nota l’analogia di questa vicenda con molte tradizioni mitologiche e dopo svariati esempi conclude che questa unione fra l’umano ed il divino era un espediente – per altro legittimato dalla rettitudine dei fini – per attribuire alle leggi del re una relazione sovraumana.

Numa Pompilio aveva circa quarant’ anni quando gli ambasciatori si recarono da lui. Non fu facile convincere un uomo tanto pacifico ad accettare il governo di una città tanto bellicosa . In un primo momento Numa rifiuta e congeda gli ambasciatori.

Familiari e concittadini spronarono Numa perchè accettasse il governo di Roma.

Infine Numa Pompilio decise di accettare e, dopo aver sacrificato agli dei, si recò a Roma, dove fu accolto con grande entusiasmo. A Roma l’elezione di Numa fu confermata da una votazione pubblica, quindi con gli indovini trasse auspici sul Campidoglio. Come primo atto sciolse la guardia del corpo istituita da Romolo, detta dei trecento Celeres (secondo Dionigi di Alicarnasso Numa avrebbe invece mantenuto i Celeres).
Quindi istituì il flamine Quirinale, sacerdote di Romolo, che andò ad aggiungersi ai flamini di Giove e di Marte.

Comincia la politica pacifista di Numa Pompilio che chiede aiuto agli dei per il difficile compito di governare e rendere più tranquilla una popolazione così bellicosa. Il nuovo re istituisce riti e cerimonie uniti a danze e feste. La sua propaganda non manca di episodi misteriosi, narrazione di prodigi ed apparizioni demoniache. Da questi particolari derivò forse la tradizione che voleva Numa discepolo di Pitagora.
In effetti, nota Plutarco, alcuni aspetti della politica di Numa Pompilio ben si accordano con la filosofia di Pitagora : la cultura misterica, il divieto di erigere statue agli dei, considerati incorporei e quindi non rappresentabili, i sacrifici incruenti.
Plutarco rammenta anche alcuni indizi di fatto citati dalle sue fonti sui rapporti fra Numa e Pitagora, come il nome di un figlio di Numa che fu chiamato Memerco come il figlio del filosofo, o la notizia della cittadinanza onoraria attribuita dai romani a Pitagora (da una fonte del IV secolo a.C.).

A Numa Pompilio si attribuisce anche l’istituzione dei Pontefici, di cui sarebbe stato il primo.
Sull’etimologia del termine Pontefice Plutarco riporta tre ipotesi, la prima legata alla potenza degli dei di cui erano sacerdoti (Pontifices), oppure, con la stessa radice, si riferisce al potere di compiere i sacri riti. Infine la terza ipotesi deriverebbe dai ponti presso i quali essi sacrificavano e dei quali erano sovrintendenti, ma Plutarco definisce “ridicola” questa ipotesi. Funzione del Pontefice era di sovrintendere al culto pubblico e di curare l’ortodossia di quello privato. Controllava inoltre la condotta delle Vestali. Anche la consacrazione delle Vestali è tradizionalmente attribuita a Numa Pompilio.
Le Vestali, com’è noto, avevano il compito di custodire il fuoco perpetuo nel tempio di Vesta ed erano legate al voto di verginità. Diversamente da quanto avveniva in Grecia, nota Plutarco, dove nei santuari i fuochi perpetui erano affidati alle vedove.
Le prime Vestali consacrate da Numa Pompilio erano Gegaria, Verenia, Canuleia e Tarpea, più tardi Servio Tullio portò il loro numero a sei . Venivano scelte giovanissime ed il loro ufficio durava 30 anni. Nei primi 10, da novizie, imparavano a svolgere le loro funzioni, nei dieci successivi le svolgevano e negli ultimi dieci insegnavano alle novizie.
Le Vestali godevano di grandi onori e di particolari prerogative di solito negate alle donne o concesse soltanto alle madri di tre figli, come la possibilità di fare testamento mentre il padre era in vita e quella di compiere atti legali senza tutori. Per contro le loro mancanze erano severamente punite dal Pontefice Massimo. Colpa suprema per una vestale era considerata la perdita della verginità: chi se ne macchiava era sepolta viva presso Porta Collina al termine di una cerimonia lugubre alla quale la folla assisteva in assoluto silenzio.
Si attribisce a Numa Pompilio anche la costruzione del tempio circolare di Vesta. Secondo Plutarco la forma circolare voleva rievocare quella dell’universo, ritenuto sferico dai Pitagorici, e non quella della terra come di solito in altri autori.
Numa Pompilio istituì il culto degli dei inferi incaricando i Pontefici Massimi di istruire il popolo sui riti della sepoltura. Fissò il limite massimo di dieci mesi per il lutto e per la vedovanza delle donne.
Fra le molte istituzioni religiose attribuite a re Numa Pompilio, Plutarco ricorda ancora quella dei Feziali e quella dei Salii.
I Feziali erano dei magistarti – sacerdoti (in realtà di origine italica) la cui funzione era quella di trattare con i popoli vicini per evitare la guerra, nonchè di aprire le ostilità quando vedevano falliti i propri tentativi di conciliazione. Si credeva che una guerra iniziata senza il consenso dei Feziali o contro la loro volontà sarebbe stata nefasta ed ingiusta. Plutarco cita ad esempio un episodio posteriore, quello dello scontro con i Galli del 390 a.C. culminato con il sacco di Roma. Responsabile dello scoppio della guerra sarebbe stato Quinto Fabio Ambusto che invitato a trattare con i barbari che assediavano Chiusi ne avrebbe sfidato i capi a duello di propria iniziativa.
I Salii furono istituiti da Numa Pompilio nell’ottavo anno del suo regno, dopo la pestilenza che si concluse con la prodigiosa apparizione dello scudo ancile. Caduto dal cielo direttamente nelle mani di Numa lo scudo, così disse il re di aver appreso da Egeria, doveva essere replicato in undici copie perfette per confondere un eventuale ladro.
Quelle copie furono fatte dall’abilissimo artefice Mamurio che fu commemorato con un canto rituale (vedi Ovidio – Fasti) e la pestilenza cessò. Numa Pompilio istituì i Salii che ballavano per la città, imbracciando gli scudi, una danza fatta di salti (da cui il nome).
Numa edificò la propria reggia presso il tempio di Vesta. Vi trascorreva molto tempo istruendo i sacerdoti e meditando. Faceva precedere i cortei dei sacerdoti da littori che intimavano il silenzio ed il raccoglimento, convinto della necessità che il culto non venisse osservato in modo superficiale. Plutarco cita altre analogie fra le prescrizioni di Numa Pompilio e quelle di Pitagora, come il divieto di attizzare il fuoco con la spada e quello di voltarsi indietro partendo per un viaggio, la regola di sacrificare ai celesti un numero dispari ed agli dei degli inferi un numero pari. Di queste ed altre regole dettate da Numa taceva la ragione : così del libare con il vino di viti tagliate o di compiere in giro su se stessi e sedere dopo i sacrifici.
Molte leggende nacquero intorno alla figura di Numa Pompilio, alla sua religiosità ed ai suoi misteriosi poteri. Fra le altre Plutarco ricorda quella narrata anche da Ovidio nei Fasti, secondo la quale Numa riuscì a catturare Pico e Fauno ed a farsi da loro indicare il modo di evocare Giove in persona. Nel colloquio con Giove l’acume di Numa riuscì a propiziargli il favore del Dio.
Secondo la tradizione Numa fu il primo ad edificare un tempio alla Fede e a Termine. Definì i confini territoriali di Roma che Romolo aveva preferito lasciare imprecisati per non evidenziare alcuni soprusi compiuti ai danni dei vicini. Suddivise il contado romano in ” pagi ” e spronò i cittadini verso l’agricoltura.
Cercò di risolvere la distinzione e gli antagonismi fra i due ceppi della popolazione (romano e sabino) “rimescolandoli” in una nuova classificazione basata sull’attività professionale. creò così diverse corporazioni dotandole ognuna di un’assemblea, di una propria attività collegiale e di specifici aspetti rituali.
Gli storici moderni tendono a considerare l’istituzione delle corporazioni come una vicenda più tarda (V° secolo a.c.), tuttavia l’importanza religiosa che le corporazioni assunsero portò gli autori latini ad attribuirla a Numa Pompilio, riformatore religioso per eccellenza.

A Numa si attribuiva anche una riforma del calendario. Fissò a dodici il numero dei mesi con un mese intercalare di 22 giorni ogni due anni. L’attribuzione di queste riforme a Numa era comunque molto controversa, il passo non è affatto chiaro.

Numa antepose Gennaio e Febbraio a Marzo, secondo Plutarco perchè tendeva sempre a dar maggior rilievo ai valori civili e religiosi piuttosto che a quelli militari. Gennaio era infatti dedicato a Giano, una divinità pacifica ed il nome di Febbraio significa in sostanza ” purificatorio “.

Dedicato a Giano esisteva a Roma il famoso tempio delle “porte della guerra ” che veniva chiuso solo in tempo di pace. Le porte, dopo Numa Pompilio, furono chiuse solo due volte, nel 235 a.c. durante il consolato di Attilio Bulbo e di Tito Manlio Torquato e durante l’impero di Augusto.
Sotto Numa Pompilio invece le porte di Giano rimasero chiuse ininterrotamente per tuttti i 43 anni del suo regno. Plutarco da un’immagine idilliaca del pacifico governo di Numa Pompilio, ispiratore di serenità ed amicizia anche nei confronti degli altri popoli Italici.

Le fonti di Plutarco sono discordi sulla prole di Numa Pompilio. Per alcuni ebbe solo la figlia Pompilia, per altri ebbe anche quattro figli maschi : Pompone, Pino, Calpo e Memerco ai quali facevano risalire la propria origine rispettivamente le casate dei Pomponi, dei Pinari, dei Calpurni e dei Marci.
Secondo alcuni Numa Pompilio sposò solo Tazia, mentre altri parlano di una seconda moglie di nome Lucrezia. La figlia Pompilia sposò il sabino Marcio che fu senatore e che dopo la morte di Numa si candidò alla successione. Sconfitto da Tullo Ostilio si lasciò morire di fame. Da Pompilia e Marcio nacque Anco Marcio che divenne re dopo Tullo Ostilio. Numa Pompilio morì di malattia lunga ma non dolorosa a poco più di ottant’anni.

Le esequie di Numa Pompilio furono solenni e videro grande partecipazione dei romani e di tutti gli Italici. Come egli stesso aveva disposto il vecchio re fu sepolto in un’arca di pietra ai piedi del Gianicolo, in un’altra arca furono sepolti i suoi scritti.
Il contenuto dei libri, opere religiose e filosofiche, era stato tramandato direttamente da Numa Pompilio ai sacerdoti, ed è questa un’altra analogia fra Numa e la scuola dei pitagorici.
Sotto il consolato di P. Cornelio Cetico e M. Bebio Tamfilo (181 a.C.) dopo cinque secoli (erroneamente Plutarco dice dopo 400 anni) un’alluvione riportò alla luce le arche. Quella che aveva accolto il corpo di Numa fu trovata completamente vuota mentre nell’altra furono rinvenuti degli scritti. Il Senato ritenendo sacrilego divulgare quei testi che il re aveva voluto seppellire, li fece bruciare.
Il successore di Numa Pompilio, Tullo Ostilio, stravolse i suoi ordininamenti riportando i romani alla belligeranza. La sua fine (colpito da un fulmine) ed il destino dei re successivi che morirono tutti di morte violenta salvo Tarquinio il Superbo che finì i suoi giorni in esilio, contribuirono a formare la leggenda di Numa Pompilio.

2 Risposte to “Numa Pompilio”

  1. 1
    Lamberto de Pedis:

    Ho consultato la storia di Numa Pompilio sul vostro sito e l’ho trovata perfettamente rispondente alla biografia scritta da Plutarco. Le innumerevoli analogie con il pensiero filosofico di Pitagora mi fa credere che fu, forse, quest’ultimo ad essere influenzato dalla politica di Numa, mentre non può essere il contrario per ovvie ragioni cronologiche. Ma nessuno, che io sappia,si è mai azzardato a dubitare della originalità del pensiero di Pitagora.

  2. 2
    Sergius:

    Ritengo che i quattro figli maschi siano stati in realtà “nipoti”, cioè figli della figlia Pompilia.

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