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Museo Archeologico di Fara in Sabina

Il Ratto delle Sabine

La leggenda
Appena fondata Roma, Romolo si rivolse alle popolazioni vicine per stringere alleanze e ottenere delle donne per dare prole alla nuova città, al fine di espanderla e fortificarla. Al rifiuto dei vicini rispose con l’astuzia, organizzando una grande festa al quale accorsero in molti, attratti dall’evento e spinti dalla curiosità di vedere la nuova città.
Nel pieno dei festeggiamenti, a un segnale convenuto, i Romani, armati, rapirono le giovani Sabine mettendo in fuga i loro uomini. Questi, tornati nelle loro terre e armatisi, marciarono verso Roma guidati da Tito Tazio – re della tribù sabina dei Curiti (di Cures)- con l’intento di riprendersi le donne e vendicare l’affronto subito.
Grazie al tradimento di Tarpea, una giovane fanciulla romana, i Sabini riuscirono a penetrare nella città fortificata. Alla vista della sanguinosa battaglia le donne sabine – affezionate ormai ai loro padri quanto ai loro sposi romani – intervennero per ottenere un armistizio e grazie alla loro intercessione la  vicenda si concluse pacificamente: Romolo e Tito Tazio regnarono in comune sulla città (la diarchia) e i Sabini si fusero con i Romani in un unico popolo.
Tito Tazio e i Sabini al suo seguito si insediarono sul Quirinale, che prende il nome proprio dalla sua città di origine (Cures).

Questa vicenda è fondamentale nella tradizione storiografica, sia per spiegare la natura composita latino-sabina del popolo romano, sia per trovare un precedente mitico della gestione collegiale del potere tipica dei consoli d’età repubblicana.

Il ratto delle Sabine | di Jean Luis David

Ecco come Tito Livio (59 a.C. – 17 d.C.), racconta l’episodio in “Ab Urbe condita”  , lib. I, capoverso 9

«  ….Arrivò moltissima gente, anche per il desiderio di vedere la nuova città, e soprattutto chi abitava più vicino, cioè Ceninensi, Crustumini e Antemnati. I Sabini, poi, vennero al completo, con tanto di figli e consorti. Invitati ospitalmente nelle case, dopo aver visto la posizione della città, le mura fortificate e la grande quantità di abitazioni, si meravigliarono della rapidità con cui Roma era cresciuta. Quando arrivò il momento previsto per lo spettacolo e tutti erano concentratissimi sui giochi, allora, come convenuto, scoppiò un tumulto e la gioventù romana, a un preciso segnale, si mise a correre all’impazzata per rapire le ragazze. Molte finivano nelle mani del primo in cui si imbattevano: quelle che spiccavano sulle altre per bellezza, destinate ai senatori più insigni, venivano trascinate nelle loro case da plebei cui era stato affidato quel compito. Si racconta che una di esse, molto più carina di tutte le altre, fu rapita dal gruppo di un certo Talasio e, poiché in molti cercavano di sapere a chi mai la stessero portando, gridarono più volte che la portavano a Talasio perché nessuno le mettesse le mani addosso. Da quell’episodio deriva il nostro grido nuziale. Finito lo spettacolo nel terrore, i genitori delle fanciulle fuggono affranti, accusandoli di aver violato il patto di ospitalità e invocando il dio in onore del quale eran venuti a vedere il rito e i giochi solenni, vittime di un’eccessiva fiducia nella legge divina. Le donne rapite, d’altra parte, non avevano maggiori speranze circa se stesse né minore indignazione. Ma Romolo in persona si aggirava tra di loro e le informava che la cosa era successa per l’arroganza dei loro padri che avevano negato ai vicini la possibilità di contrarre matrimoni; le donne, comunque, sarebbero diventate loro spose, avrebbero condiviso tutti i loro beni, la loro patria e, cosa di cui niente è più caro agli esseri umani, i figli. Che ora dunque frenassero la collera e affidassero il cuore a chi la sorte aveva già dato il loro corpo. Spesso al risentimento di un affronto segue l’armonia dell’accordo. Ed esse avrebbero avuto dei mariti tanto migliori in quanto ciascuno di par suo si sarebbe sforzato, facendo il proprio dovere, di supplire alla mancanza dei genitori e della patria. A tutto questo si aggiungevano poi le attenzioni dei mariti (i quali giustificavano la cosa con il trasporto della passione), attenzioni che sono l’arma più efficace nei confronti dell’indole femminile. »

5 Risposte to “Il Ratto delle Sabine”

  1. 1
    Giancarlo:

    Fikissima stà leggenda, ank sè già la sapevo, xrò sn venuto a sapere delle notizie in +

  2. 2
    MATTEO:

    questa legenda è davvero bella!!!

  3. 3
    Laura:

    Mi Ha aiutato molto per la ricerca di storia!!!!

  4. 4
    Sara:

    Bellissimo!!!!!
    Lo invierò a tutte le mie amiche!!!
    Spero che sia piaciuto anche ad altre persone e in più è molto utile per sapere notizie interessanti!!!!

  5. 5
    Maylis:

    Mercì,essere stato molto bello e anche informativo!

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